lunedì 14 febbraio 2011

Greta


Camminava da sola
Il passo spedito di chi sa dove andare e quanto tempo ci vuole per arrivarci.
Era difficile vederla, perché nonostante la massa scompigliata di capelli rossi, il resto del corpo era coperto da vestiti scuri come la notte, vestiti semplici e poco appariscenti, un paio di jeans neri, un maglione a v da uomo, nero pure quello, una giacca da completo presa dall’armadio del padre o di qualche zio di passaggio, lo zaino sulle spalle.
Le dicevano sempre che prima o poi le sarebbe capitato qualcosa, che sempre capitava qualcosa alle ragazze che andavano in giro da sole, ma lei non aveva alternativa, doveva muoversi, voleva muoversi, e poi la notte le piaceva così tanto.
Greta era scaramantica. Non l’avreste mai vista correre dietro all’ultimo autobus, l’autobus giusto infatti non va mai rincorso ma ti capita davanti agli occhi proprio quando tu cominci a desiderarlo. Un’altra cosa che  Greta  non avrebbe fatto mai era rifiutare una sigaretta a chi la chiedeva, perché se è vero che i vizi si pagano e possibilmente ognuno i suoi, una sigaretta per chi non ne ha  non è più’ un vizio ma un bisogno, e come si fa a non aiutare chi ha bisogno.
Vive in un mondo suo in effetti . Apparentemente distratta si muove in dimensioni spazio temporali particolarmente fluide. Bisogna saper cogliere il momento giusto di notte,bisogna sapersi adattare, nascondere o brillare ,alternativamente come fanno le stelle. Di notte tutti sono amici o nemici sta a te scoprire chi dove come e quando, possibilmente senza sbagliare.
Perché uno sbaglio, di notte, da sola,  può costare caro.
Ma lei aveva un trucco.
Semplice in effetti .La tecnica era sempre la stessa .Parlare , parlare,parlare ,parlare  tanto . Raccontare tutto di te .Nominare madre padre fratelli, magari un ragazzo che tu ami profondamente ma lui no e ti fa soffrire, .Inventare storie dettagliate, citare nomi, sorridere e sognare, sembrare vera e innocente, piena di speranze per il futuro.  
E’ difficile fare male ad una così. Una brava ragazza che quasi quasi avrebbe preferito stare a casa nel suo pigiama felpato, così diversa da quella virago dallo sguardo inquisitorio che per un attimo  ti  era sembrato di vedere.
Parlava con tutti, il barbone all’angolo della piazza, l’autista del notturno che deviava il percorso per lasciarla di fronte al cancello di casa, i facchini dei mercati generali; Quelli poi l’avevano fatta ridere. Si erano ritrovate da sole su un autobus pieno di uomini .Due ragazzine poco vestite e un po’ bevute, erano  state accerchiate rapidamente, e lei  si  era infastidita dal puzzo di ascella e caffè corretto che sentiva intorno, soffocata dal peso di tutti quegli occhi. Stizzita  aveva aperto un bottone alla camicetta, aveva lasciato scoperto un pezzo di carne più morbida alla vista e aveva detto sarcastica :
”godi , popolo cencioloso”.
La prima a ridere era stata la sua amica, non riusciva più a fermarsi, forse la paura, forse la battuta chissà, poi piano piano avevano riso pure gli altri e alla fine le avevano salutate bonari, tutti quegli uomini le avevano fatte scendere senza neanche sfiorarle e si erano raccomandati  ”nnate a dormì regazzi’”
La sua vera specialità però erano i tassisti. Quelli di piazza Venezia poveracci .Li puntava nell’ombra, poi con la faccia da cappuccetto rosso si aggirava smarrita li accanto, chiedeva informazioni sui notturni, sugli orari, gli itinerari, alla fine trovava quello che aveva un fine turno e che abitava sempre “vicino a casa sua”.
 Lei si sedeva davanti e cominciava a tessere.
Era un viaggio di risate e battute e poi OPS “ho solo soldi sani” , e loro sereni incassavano  soldi  fals i  senza controllare e davano il resto in soldi veri. Altri invece si facevano pagare  quei pochi spicci  che stavano nel portafoglio e la salutavano con un sorriso paterno, timidi nel darle una pacca sulle spalle e un buon consiglio. Loro ,gli stessi che  solo pochi minuti prima che lei cominciasse a parlare ,  non avrebbero esitato a dargliela sul culo la pacca ,   e magari ci scappava pure altro.
Funzionava.
Quasi sempre.
Eh già, non è fatta solo di simpatici gnometti in ape a furgoncino e universitari brilli, la notte.
C’è stata quella volta in cui Greta ha dovuto pensare a come scappare, calcolare ogni mossa, domandandosi come fosse successo, perché non si fosse accorta che quello non era innocuo, che quello non si accontentava di una battuta e un numero di telefono finto. 
Doveva trovare una soluzione, perché l’aria dentro la macchina non si scaldava mai, non c’era comunicazione con quello li, la lasciava parlare ma non ascoltava VERAMENTE, Decisamente non era empatico lui:
Solo goloso. E freddo.
Doveva essere fredda anche lei, pensare a come correre e quando, continuare a fargli credere di aver caricato  Cappuccetto  Rosso.
Che occhi grandi che hai
Adesso arriviamo sotto casa e lui ferma la macchina, non posso rimanere chiusa in macchina con lui, nessuno mi sentirebbe, nessuno mi vedrebbe, devo uscire, devo continuare a ridere e a sembrare tranquilla.
Che mani grandi che hai
Adesso arriviamo sotto casa e io gli dico che c’è un matto che si aggira nella zona quindi mi faccio portare fino al portone .Se mi aggredisce per strada posso urlare,non si affaccerà nessuno, ma forse si, forse lui si spaventa e scappa. forse funziona. 
Le chiavi lei le tiene sempre in mano, le stringe nel pugno facendo sporgere un paio di punte fra le dita, fa finta di giocarci, che le piaccia, non è violenta è solo una donna .
Che orecchie grandi che hai
arrivata al portone continuo a parlare,  devo continuare a ridere e a parlare, non si deve accorgere che sto aprendo il portone,devo farlo ridere,devo farlo ingolosire, devo continuare a sorridere.
Che bocca grande che hai
 Lui diventa più nervoso, vede il portone ormai spalancato, capisce che ha fatto male i suoi conti,  sa di non poter urlare , fare rumore,  e reagisce,  la tiene per un braccio, la trattiene, le chiede dolce un bacio, ma la stretta le fa male e contraddice quel tono leggero,   lei si divincola ,  non ride più adesso ,  è cattiva e fredda come lui,  piu' di lui, lui che vuole SOLO  un bacio, almeno uno ,insiste, lei  riesce a infilarsi nell'atrio, il portone d'ottone sbattutto su quel muso di lupo affammato.
Non la puo' seguire ora,ma lei sale di corsa  le scale ,arriva in casa, ha il fiatone, le tremano le gambe,e le braccia resteranno segnate per settimane .
Ma è a casa ormai. e le viene da ridere.

domenica 13 febbraio 2011

Mai stata Zitta

Ve la racconto la piazza di ieri?Volentierissimo, ma non la so.
Non sono preparata.
Io ieri piazza del popolo l’ho vista da sotto gli archi, all’ombra di qualche centinaio di ombrelli rossi.
Adesso, appena finito di scrivere giuro che mi vado a sentire gli interventi delle partecipanti.
Ma allora che ho fatto? Ma niente, ho principalmente camminato.Camminato su lungotevere, bloccando il traffico naturalmente.Camminato su ponte Cavour,sempre bloccando il traffico.Sfilato su via del corso contromano,ed è pericolosissimo andare contro senso sulla via dello shopping date retta a chi c’è passato.
Poi ho forzato le transenne e corso corso corso fino ad arrivare davanti a montecitorio.E chi ci credeva che ce l’avremmo fatta. E che gioia farcela,arrivarci,e strillare la mia indignazione direttamente nelle orecchie dei destinatari.Volete sapere come mi son sentita? LIBERA. E mi son guardata intorno, e quelle scalmanate che erano con me si sentivano libere pure loro.
Quanto ci sarebbe piaciuto poter condividere quella soddisfazione con tutte le altre, quelle chiuse in piazza.
Tu dirai, perché chiuse? Perché a me ste manifestazioni virtuali mi hanno rotto le balle.
Tutti fermi in una piazza,dando il meno fastidio possibile,ci guardiamo ci contiamo ci fotografiamo e poi via , domani tutti su repubblica a cercare il nostro bel faccione sulla foto navigabile.
Meglio di niente direte voi.
Ma io son viziata, non m’accontento. A me le idee piace portarle in giro, farle sfilare sotto il naso di chi era troppo distratto per accorgersi che stava accadendo qualcosa.
Fermarle in mezzo a strade popolate di chi non sa come la pensi, o non lo condivide, e vuoi mettere la soddisfazioni di mandarmi a quel paese!
Le idee ferme nelle piazze sono buone per essere commentate sui giornali, cavalcate come tori nervosi da politici agili a saltare in groppa e svelti a scenderne.
Vengono fotografate e ordinate in gallerie di foto,elencate per città,comune,regione. Contate,smentite,aumentate e decurtate,come le tasse.
Invece quando le idee si muovono, e sfilano, spontaneamente senza chiedere il permesso a nessuno, allora le riconosco.
Almeno le mie.

venerdì 4 febbraio 2011

Voi ve lo ricordate il vostro primo bacio?

Voi ve lo ricordate il vostro primo bacio? Io si, tutti e due. 
Si io ho avuto 2 primi baci. 
Il primo intorno ai 12 anni,con una compagna delle medie. Facevamo le 
prove per capire come si faceva. Ci eravamo rotte le palle di mimare 
le labbra con il pollice e la base dell’indice per immaginare la 
sensazione così abbiamo deciso di sentirla. Abbiamo pure fregato il 
rossetto alla madre e ce lo siamo messe a turno per capire che effetto 
faceva. Effettivamente è stato il mio primo bacio lesbico, anche se 
non è propriamente lesbico,e sotto alcuni punti di vista non è stato 
neanche propriamente un bacio(o svariati baci). Lo definirei  piu’ un 
incontro di denti. 
Poi ho baciato Max. D’estate naturalmente. Lui aveva 18 anni, io 13 e 
spicci. Io passavo davanti al bar di suo padre tutte le mattine per 
andare in spiaggia, e tutte le sere quando tornavo. Lui mi fissava per 
tutto il tempo e io un po’ ero ipnotizzata da quello sguardo. Mi 
sembrava strano che uno grande guardasse me,che avevo appena finito 
gli esami di terza media. Quello che non avevo ancora capito in 
effetti è che gli stratagemmi di mia nonna(tuta e scarpe da 
ginnastica) d’estate non funzionavano. Io quell’estate ero 
stupitissima del fermento che avevo intorno, le mie tette erano 
nuovissime e tutto immaginavo tranne che potesse dipendere da 
loro,anzi, vergognandomene profondamente ,attribuivo tutto il  mio 
successo all' abbronzatura. E infatti quell’autunno ho comprato il mio 
primo fondotinta. 
Torniamo a Max, ai suoi occhi neri e ai suoi capelli neri. 
Mi ha fissato per circa un mesetto, poi ha cominciato ad aspettarmi 
fuori il bar. Non la mattina, quando passavo accompagnata da nonna 
fratello zie , la sera che tornavo da sola. 
Poggiato alla porta d'ingresso, cominciava a fissarmi non appena 
giravo l'angolo, io ancora non gli vedevo gli occhi ma lo sapevo che 
mi guardava.Quando arrivavo davanti a lui alzavo il mento e giravo la 
testa dall'altra parte. Sempre stata timida , anche di mostrare la mia 
timidezza, quindi meglio passare per una che se la tira. 
Il 9 agosto mi ferma e mi chiede: ti posso baciare?. 
Si a me per darmi il primo bacio mi hanno chiesto il permesso. Io ho 
detto si.  Quando ho detto si di lui non sapevo assolutamente nulla. 
Non sapevo come si chiamasse,quanti anni avesse. Sapevo che era alto 
piu’ o meno come me, che aveva gli occhi neri, i capelli lisci neri e 
lunghi,la barba un po’ ispida,un anello d’argento sull’indice, che mi 
piaceva come mi guardava. E che era vestito da gelataio. 
Il mio primo bacio è stato uno, unico ,lungo, e mi ha lasciato la 
pelle intorno alle labbra rossa, perché era sera lui aveva la barba io 
ero una creatura…insomma un classico. 
Sono tornata a casa con un appuntamento in spiaggia per vedere le 
stelle cadenti, le labbra rosse, e una faccia da paracula che ancora 
mi porto appresso. 
Lui è stato il mio tipo per il resto dell’estate, e adesso che ci 
penso ha definito uno standard : non troppo alti non biondi musicisti 
e rock. Ci siamo baciati un sacco.